Impariamo a far lavorar bene la mente

2009-01-17 12:54

 

Noi crediamo che facciamo lavorare al meglio la capacità di pensiero che ha la mente ma non è così.

Come pensa la nostra mente durante il giorno?

Pensa a come fare per svolgere una qualsiasi cosa che attiri la sua attenzione cercando di capire il modo giusto per farlo coi mezzi a disposizione?

In realtà essa ha l'interesse predominante che è quello di guadagnare tempo su ogni cosa che fa come se fosse sempre in riserva con le energie e quindi dovesse continuamente risparmiarle.

Quindi usa la memoria (ricordi ed esperienza archiviata) e l'intelligenza per capire il modo migliore per far ciò.

Questo modo di fare lo applica a tutto, sia a piccole cose ( routine quotidiana in casa, al lavoro, in società ecc.) che a cose più importanti, speciali, impreviste o di gran difficoltà.

La mente per ognuna delle sue ricorrenti mansioni usa la memoria e l'intelligenza, quasi come un computer che utilizza i dati del suo hard disk attraverso il software (programmi) che possiede ed in base alla capacità del suo microprocessore.

In realtà noi sappiamo che il computer fa tutto quanto detto sopra secondo le scelte e la direzione di un operatore, allora chiediamoci chi è l'operatore della nostra mente?

La mente stessa?

Può essa autodirigersi e autogestirsi senza perdere il senso vero della vita o piuttosto scadere nella strumentalità del suo operato senza avere l'autorità e la capacità dell'operatore?

Probabilmente è così ed il nostro pensare è a questi livelli:

- esercizio strumentale della mente attraverso tutte le sue capacità indiscusse ma senza l'attività dell'operatore che sceglie e dirige con la sua consapevolezza tali capacità.

Infatti è inconfutabile che siamo trasportati dagli eventi, vittime dei bisogni del vivere quotidiano, non liberi di operare in ampia consapevolezza.

Il nostro pensare non è un modo per fare (vivere) ma piuttosto è un reagire allo stimolo di tutti i nostri bisogni, non pensiamo creando il nostro presente (nuovo) ma pensiamo ripercorrendo il passato della nostra memoria (vecchio) e la nostra vita non è tanto data da un vivere perché facciamo (creiamo) ma piuttosto da un vivere perché reagiamo all'esigenza di sopravvivere.

In parole povere non siamo padroni della nostra vita, non sappiamo dove stiamo andando perché non sappiamo dove dobbiamo andare!

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